giovedì 22 novembre 2007

Novità editoriale: IMPULSO DI VERSO

Parole in poesia, impulsi che spingono il pensiero a lasciarsi raccontare dalle sensazioni. La vertigine del sentire si lascia revitalizzare e invadere da un flusso che travolge, sia pure nello spazio di un verso, di una strofa, di una rima. Poesie diverse, sguardi incrociati sul macrocosmo dei grandi problemi e sul microcosmo delle passioni personali. A tratti, nelle poesie di Gianfranco Contini, s’intravede e si staglia lo spiraglio di un pensiero — il pensiero — quasi fosse in agguato nel vortice di un’euforia tentata ma effimera: quella del vivere intensamente il proprio passaggio nel tunnel veloce del tempo, pur così lungo da trascorrere.


Gianfranco Contini, psichiatra, si è formato alla psicoterapia ad indirizzo psicoanalitico a Bologna presso il Gruppo “Psicoterapia e Scienze Umane” .
Ha lavorato nei servizi per la salute mentale in Lombardia, Molise ed Emilia Romagna. Ha diretto il progetto di chiusura dell’Ospedale Psichiatrico “San Lazzaro” di Reggio Emilia.
Ha svolto attività di docente per le scuole di specializzazione in psichiatria delle università di Bologna e Chieti. È membro del Comitato Scientifico della collana di “psicoterapia e psichiatria” della Casa Editrice Clueb di Bologna ed è direttore scientifico della rivista “Prospettive in psicologia”.
È autore di articoli e testi scientifici. Ha pubblicato sei libri: Lavorare con gli psicotici (Bagatto, Roma 1985); Elementi di psichiatria pubblica (Age, Reggio Emilia 1989); Vita quotidiana nelle famiglie degli schizofrenici (NIS, Roma 1991); Introduzione alla psichiatria (EdiSES, Napoli 1992); Psichiatria Pratica (UTET, Torino 1994); Il miglioramento della qualità in riabilitazione psichiatrica (Centro Scientifico, Torino 1999).
Ha curato nove volumi di interesse psichiatrico: Le nuove istituzioni della psichiatria (1981); I primi pazienti della psicoanalisi (1985); Il manicomio dimenticato (1988); I confini della psicoanalisi (1989); La rivista scientifica come mezzo di informazione e cultura (1989); Pornografia e salute mentale (1989); Psichiatria e Medicina di base (1991); La Sindrome maligna da neurolettici (1994); Il tramonto del manicomio (1998).
Ha ideato e realizzato sette video didattici e scientifici: “Il lavoro psichiatrico in un Servizio Territoriale” (1992), presentato al convegno “Immagini della mente”; “180 Addio?” (1992); “La Relazione terapeutica con il paziente grave: Magda” (1993); “Euripilo e Patroclo: rapporto del Medico con il paziente” (1993); “La Cura” (1994), che ha vinto la medaglia di bronzo al Prix Leonardo per il filmati scientifici; “Esercizi sul Delirio” (1997); “Riabilitare in ambiente naturale” (2004).
È autore di due romanzi: Alla fine del dolore (Tracce, Pescara 2004); Centottanta (Clueb, Bologna 2006).

Gianfranco Contini
IMPULSO DI VERSO
Presentazione di Pina Lalli
Edizioni Tabula fati
[ISBN-88-7475-120-6]
Pagg. 96 - € 6,00

http://www.edizionitabulafati.it/impulsodiverso.htm

mercoledì 14 novembre 2007

RECENSIONE di Antonella Santarelli a IL NANO DI VELAZQUEZ

Illuminante la frase di J.G. Ballard posta all’inizio dell’opera poetica:

“Specialmente adesso che il sesso sta diventando sempre più un’azione concettuale, intellettualizzata, lontana sia dall’affetto che dalla fisiologia, si devono tenere ben presenti i meriti delle perversioni sessuali”.

Illuminante perché facilita la comprensione dei componimenti in cui la perversione trasfigura generi umani e simboli: a partire dalla figura femminile, quasi temuta nella differenza procreativa negata al maschio che può solo dipendere da lei nelle risposte a bisogni essenziali:

“… Non sappiamo per quale anatomia, per quale
fattura o scienza occulta erompe
dalle mammelle benedette un filo di nutrimento
che gonfia le guance dei neonati, questi
travasano il nettare caldo che un poco tracima
dalla bocca, spalancano gli occhi a ogni sorso,
acquistano dalla nutrizione una rapida statura,
fieri della peluria che s’arcigna…”

La perversione appare un tentativo di riappropriazione della dimensione umana, colpita dalla solitudine e da abitudini legate ai consumi, prive di logicità. Il testo poetico sembra a volte diluirsi in visioni oniriche, anch’esse dense di simboli: come il nano, da sempre evocatore di immagini allusive, che introduce l’ospite prescelto nella stanza della padrona della
“... masseria nascosta da pini meticci
rimessa ad agriturismo con pochi ritocchi culturali…
… Improvvisamente il Nano mi appare silenzioso
seduto sulla severa cadrega d’ebano
con le braccia conserte in paziente posizione d’attesa
nello spazio di paura che conduce alla stanza successiva
nascosta da un drappo pesante di panno viola…”

La perversione narrata, però, non inquieta e induce a soffermarsi con calma sulle immagini che scorrono seguendo rivoli riflessivi o affondano in ambiti allusivi che rendono vicino e reale il non detto, così intimamente legato al mondo delle pulsioni che difficilmente si fanno parola.
Si percepisce allora come le perversioni, a volte legate indistricabilmente all’ avversione a qualcosa e a qualcuno, appartengano alla nostra psiche pur non riconoscendole ed evitando di dar loro cittadinanza nella nostra esistenza. Esistenza regolata da meccanismi infernali imposti da mode, queste sì, disumanizzanti. Il sogno della vendetta sembra ispirare il componimento in cui, rovesciando inizialmente l’angolatura tra reale e irreale, tra nord e sud del mondo, viaggiatori ricchi si abbandonano alla rotta di chi che gode nell’eliminare il campionario di esseri imbecilli saliti sulla nave:
“… Noi siamo colti da orrore improvviso
del vacuo e si fa l’adunanza, molti mormorano
che gli scafisti hanno descritto una terra che non c’è,
il capitano vuole ritornare. Allora il vecchio
guarda l’omega d’oro e guarda l’ultimo orizzonte,
io lo assecondo e uccido il capitano alla gola,
prendo il comando, spingo avanti la candida nave…”.

La rotazione, direi a 180° gradi perché più visibile di altre nel rovesciamento di situazioni “normali” pur nella loro devianza, trova conferma nei versi seguenti:
“… I piccoli bambini navigano attenti
su internet perché sono alla posta di siti
della gerontofilia sotto forma di domanda
vuoi adottare un nonno…”

E altrettanto illuminante è la frase che chiude la raccolta:

“Le perversioni, in quanto attenzione dell’uomo per l’uomo, rappresentano in primo luogo una forma coatta e quasi sempre sofferta di umanesimo”. (Anonimo)

Forse, riconoscerle e conferire loro cittadinanza e parola, può aiutare a non farsi inghiottire dalla nera caverna dove i desideri si confondono con le mancate risposte a bisogni inascoltati.


http://forummediterraneoforpeace.it.forumfree.it/?t=22391536

sabato 2 giugno 2007

Una recensione alla raccolta di versi della poetessa abruzzese Anna Ventura

Molte delle poesie pubblicate da Anna Ventura in “Cinquanta poesie” sembrano prendere forma grazie a una sorta processo di disvelamento. Processo che si attua attraverso l’acquisizione dell’oggetto comune, del momento abituale, del luogo possibile come elementi capaci di innescare il cortocircuito che genera il verso. L’osservazione del circostante consente alla poetessa di risalire la corrente delle memorie intime, oppure di scorgere un punto di fuga da cui poi si sviluppa, tramite una traduzione metaforica, un’immagine compiuta, inizialmente suggerita da un frammento del presente, di evidente forza poetica. All’assenza di verbosità e all’equilibrio strutturale dei componimenti si uniscono alcune caratteristiche ricorrenti, come il nitore espressivo, l’agilità strofica e l’omogeneità timbrica. Quella di Anna Ventura è perciò una scrittura poetica sobria, composta, talvolta severa, ma non povera, né spigolosa e arida. Spesso si vale di toni conversativi, colloquiali, sfrondati da ampollosità e ridondanze, con ampio giovamento del vigore espressivo e della scansione ritmica. Le poesie di Anna Ventura offrono una larga possibilità di partecipazione, lasciando assaporare un sostrato umano disseminato dagli accenti di una forte sensibilità femminile. Questa femminilità non rappresenta tuttavia una forza prevaricatrice dei versi, tanto meno costituisce una premessa per sdolcinate ostentazioni di buoni sentimenti. È piuttosto parte della condizione di un’identità che rivela un’indole riflessiva e intellettualmente robusta, speculativa nella misura in cui riconosce come improbabile il possesso di una totalità e ammette, viceversa, la prossimità a una parzialità possibile, sulla scorta di un’accettazione serena, ma non semplicistica e inconsapevole, della vicenda umana. Anna Ventura conferma le proprie qualità scrittorie, testimoniando, con una raccolta che ripercorre il suo percorso poetico, il coraggio di porsi extra limites: oltre i confini sin troppo battuti della più ovvia consuetudine regionale, con ciò dimostrando, fra l’altro, come sia possibile esprimere il legame con la propria terra adottando modalità moderne, sostenute dalla frequentazione assidua delle più significative esperienze novecentesche. Esiste poi un altro aspetto da sottolineare: il libro si arricchisce di una versione in francese delle poesie, nella traduzione di Paul Courget, letterato francese di vastissima erudizione. Motivo in più per assaporare i versi di Anna Ventura in forma uguale e diversa: quella di una poesia che appunto si muove extra limites.

(Anna Ventura, “Cinquanta poesie”, Tabula Fati, pp. 143, Euro 7,00)

Simone Gambacorta

http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/anna-ventura-cinquanta-poesie